domenica , 25 Agosto 2019

Lo Studio di fonologia della RAI di Milano

Nel 1954, Maderna e Berio iniziarono a pensare di fondare uno Studio di fonologia presso la RAI di Milano, dove già lavoravano. Ricorda Maderna: “S’era dovuto convincere una quantità di gente, s’erano prodotti, con i primi scarsi mezzi messici a disposizione numerevoli ‘effetti’, pezzi e pezzettini ad usun Delfini, roba a buon mercato ma che piaceva ai palati non troppo sottili dei funzionari e dei cosiddetti registi della televisione. Quasi di nascosto si era riusciti a produrre qualche lavoro di una certa serietà; ricordo ancora i primi lavori semplici  ma faticosamente e con mille dubbi portati a compimento: Mutazioni di Berio e il mio Notturno. Il mio primo lavoro puramente elettronico, composto di soli gruppi di frequenze, suono bianco, miscellanee varie, venne realizzato nottetempo” (1).

Luciano Berio così ricorda quegli anni: “Nell’ottobre del 1952 ero a New York dove, al Museum of Modern Art, assistetti a un concerto diretto da Leopold Stokowski che, a metà del concerto, si rivolse al pubblico dicendo “adesso vi lascio, due altoparlanti prenderanno il mio posto”. Fu in quell’occasione che ascoltai per la prima volta musiche elettroniche (la chiamavano tape music), erano di Vladimir Ussachevsky e di Otto Luening. /…/ Questi due musicisti mi avevano raccontato come fabbricavano quei suoni e con quali apparecchiature. Arrivato a Milano, alla RAI, mi sono procurato dei filtri, degli oscillatori, dei generatori di suono bianco e mi sono fatto allestire un variatore di velocità: le stesse povere apparecchiature, cioé, che abbiamo impiegato per la realizzazione, con Maderna, di Ritratto di città. /…/ Tornato in Italia ho sentito parlare del lavoro di Meyer-Eppler, di Eimert e di Stockhausen e ne sono rimasto profondamente colpito” (2).

Le riaperture delle sedi EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche) avvennero nel 1946, dopo che erano state distrutte dalla guerra. Uno dei primi ad essere assunto nella sede di Milano fu Marino Zuccheri che iniziò a lavorare come tecnico nel settore della prosa, nel 1955, conobbe Berio (che già lavorava come assistente alle produzioni di prosa, scegliendo le musiche più idonee per i vari programmi radiofonici). Racconto Zuccheri: “Fu proprio Berio a portare i primi nastri di musica elettronica, i primi esperimenti dalla Germania, dai famosi corsi estivi di Darmstadt. Con questi macchinari sonori giocavamo con le poche macchine che avevamo a disposizione, cercando di costruire qualcosa. /…/ Avevamo un solo oscillatore, poi ne è arrivato un altro e solo nel 1956, con l’apertura dello Studio di fonologia al quinto piano, siamo arrivati a nove oscillatori” (3).

In Europa esistevano lo studio di musique concrète di Pierre Schaffer che lavorava su suoni registrati e poi manipolati in studio, e lo Studio di musica elettronica di Colonia che lavorava sulla creazione di onde sonore coinvolgendo compositori che seguivano la tendenza post-weberniana, come Stockhausen, Goeywaerts, Krenek e altri. Nel 1954, quando Berio e Maderna realizzarono Ritratto di città, sembrava che i nostri musicisti volessero seguire l’impostazione concreta, ma poi, dal 1956 in avanti, con l’apertura ufficiale dello Studio di fonologia, gli anni di ritardo con cui si era aperto lo Studio milanese si rivelarono una buona carta da giocare perché si poteva filtrare e rimeditare le precedenti esperienze, per approdare a soluzioni diverse e nuove che tenessero conto delle due direttrici di musica concreta e di musica elettronica. Fu, in effetti, così e dal 1956 all’inizio degli anni Sessanta videro la luce composizioni assai significative come quelle di Berio: Thema: omaggio a Joyce (1958), Différences (1959), Momenti (1960) e Visage (1961) e come quelle di Maderna Syntaxis (1956), Continuo (1958), Serenata III (1962), Dimensioni n. 4, Le Rire e Hyperion (tutte realizzate nel 1964).

Ovviamente allo Studio della RAI lavorarono anche altri compositori, il più assiduo fu Luigi Nono che realizzò Omaggio a Vedova (1960), A Floresta é jorem e cheia de vida e Ricorda cosa ti hanno fatto ad Ausschwitz (entrambi lavori sono del 1966), inoltre, Per Bastiana – Tai Yang Cheng (1967), Contrappunto dialettico alla mente (1968), Musica Manifesto n. 1: Un volto del mare  e Musiche per Manzù (entrambe del 1969), Y entonces comprendò (1970). Degli altri autori, fra le composizioni realizzate le più importanti sono da citare: Incontri di fasce sonore (1958) di Franco Evangelisti; Quartetto III (1961) di Franco DonatoniCollage n. 2 (1961) di Aldo Clementi; Recitativo (1961) di Camillo Togni; Divertimento (1961) di Niccolò Castiglioni. Come si nota, il 1961 fu un annno prolifico. Nel 1967, Clementi realizzò Collage 3, dopo questo periodo iniziò una progressiva decadenza, in quanto la RAI non rinnovò le varie apparecchiature. Maderna preparò delle musiche per lavori teatrali o radiofonici, oltre a Tempo libero (1970), Ages e Venetian Jornal (entrambi del 1972); vi realizzarono alcuni lavori anche Paolo Renosto, Armando Gentilucci e altri.

Nel 1971 la direzione dello Studio passò a Paccagnini. Nel 1983, quando Marino Zuccheri andò in pensione, lo Studio venne chiuso.

Nello Studio anche John Cage partecipò alla relizzazione di un brano, Fontana mix (4). Cage era in Italia, per la prima volta e che, con David Tudor aveva tenuto una performance al Circolo Pirelli. Anche Henry Pousseur realizzò un lavoro, Scambi del 1957. Da segnalare, infine, che anche Umberto Eco lavorava, negli anni Cinquanta, presso la sede della RAI di Milano, fu un presenza determinante per Berio e come altrettanto Berio lo fu per Eco (5).

NOTE
1) Da qui il titolo del brano, in manoscritto di Maderna presso la Fondazione Paul Sacher.
2) Colloquio con Luciano Berio, di Angela Ida De Benedictis e Venerio Rizzardi, in Nuova musica alla radio, CIDIM, Treviso 2000, pp. 161 e 163.
3) All’epoca delle valvole, incontro con Marino Zuccheri, in Nuova musica alla radio, cit., pp. 179 e seg. Zuccheri ricorda anche che “alla direzione del terzo programma c’erano persone come il dott. Alberto Mantelli e Leone Piccioni, inoltre Luigi Rognoni e l’ing. Alfredo Lietti facevano parte del gruppo di persone del terzo programma. Sono loro che hanno interessato la Direzione” dove c’era – fra gli altri – l’ing. Gino Castelnuovo che comprese subito l’importanza del progetto.
4) Titolo che riprende il cognome della signora che all’epoca ospitava Cage.
5) Racconta Berio: “La mia prima copia del Cours de linguistique générale di Saussure è quella che ho rubato allo Studio di fonologia, ma poi credo di aver rubato anche Trubeckoj. Questo per dire che all’epoca, in cui non sapevo nulla di problemi linguistici e fonologici (perché mi occupavo di estetica medioevale), allo Studio ci si occupava di queste cose”, in Nuova musica alla radio, cit. pag. 223.

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